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Intervista a Marco Campedelli

Marco Campedelli (Verona, 1973) è grafico e calligrafo. Nel suo studio si occupa di copertine di libri, design per etichette di vino e carte da parati. Ha realizzato progetti per Einaudi, Mondadori, Editori Laterza, FIAT, Fabrica di Benetton Group, Rana, Antinori. Ha pubblicato Calligraphy and Graphic Design (2010) e 99+1 consigli per un giovane grafico (2013) e le edizioni in serie limitata Blowup (2014) e Type Game (2017). Dal 1998 al 2019 ha insegnato lettering e progettazione grafica presso l’Istituto Design Palladio di Verona (IDP) oltre che in altri istituti di design Italiani.

Com’è iniziato il suo percorso artistico/lavorativo?
Vent’anni fa! Dopo la mia formazione in grafica pubblicitaria a Milano mi sono subito messo a lavorare e insegnare. Ho aperto il mio studio con partita IVA, ovviamente. Il lavoro è cresciuto, la mia professionalità si è specializzata nelle arti visive, calligrafia e illustrazione. Ho sempre amato disegnare copertine di libri per poi scoprire di essere bravo a creare etichette di vino e packaging. L’insegnamento è un dono e ho sempre cercato di condividere ed accrescere l’entusiasmo dei giovani interessati alla grafica e al mondo delle lettere. Oggi sono felice delle mie copertine e delle mie etichette, le sento come figlie di buone idee. C’è molto da fare. È un mestiere che non ti stanca mai e ti mette in continua discussione.

Cosa rappresenta per lei l’arte della calligrafia?
Per me la Calligrafia è la ricerca della Bellezza. Delle proporzioni e di un senso estetico da affinare. È il rapporto con il tempo e la pazienza. È una possibilità in più per fare una grafica originale e di qualità. Da sempre considerata come arte minore, negli ultimi vent’anni si è riscoperta e applicata anche nella comunicazione visiva.

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Tra i suoi lavori, quali sono quelli a cui è più legato?
Difficile stilare un elenco. Ogni progetto porta caratteristiche e storie diverse. Sono molto legato al progetto di copertine di Jacques Lacan (Einaudi editore), dove l’uso del segno astratto è il comune denominatore della serie. Per il mondo del vino mi è piaciuto molto disegnare una foglia di vite con la tecnica dei puntini a china; un disegno dal principio semplice ma dal grande impatto visivo, per una linea di vini bio (Cantina di Custoza). Mi sono piaciute alcune mostre che ho realizzato, una serie di ceramiche con diversi soggetti di scrittura di asemica e i nuovi poster realizzati in serigrafia, pronti fra qualche settimana! Sul fronte formazione sono felice di aver appena concluso un workshop di lettering per i grafici di Mondadori. Infine di recente ho concluso la mia ventennale esperienza di docente presso l’Istituto Design Palladio. Ma nulla è definitivo. Ora, con il nuovo incarico di socio master Doc Creativity, mi sento più che mai in evoluzione.

Cosa significa per lei far parte della rete Doc?
Significa benessere, serenità di svolgere bene il mio lavoro senza le ansie e le preoccupazioni della partita IVA! Da quando sono in DOC tutto si allinea, l’amministrazione è sotto controllo ed io ho più libertà di pensare al mio tempo presente e quindi ai progetti creativi. La rete DOC è fatta da tanti professionisti e specialisti. Ancora non ne conosco molti ma sono certo che le occasioni e gli eventi non mancheranno! L’unione fa la forza, è vero! Spesso si pensa al creativo come al genio solitario e invece le grandi idee hanno bisogno di rete, di condivisione e di conoscere nuovi talenti che possono migliorare e far crescere le idee più belle.

Sogni e progetti futuri?
Ho imparato che il futuro è nel presente che si vive. Progetti ne ho tanti e lavoro ogni giorno per realizzarli poco alla volta. Sto progettando dei libri d’arte, di grafica e nuovi temi per workshop e masterclass. Non mi pongo limiti, ogni giorno penso a nuove idee.